E’ un interminabile e inarrestabile logorio.
Come un monotono e fastidioso rumore di fondo.
Una fioca luce che stanca gli occhi.
Un calore lieve e costante che ustiona la pelle.
No, è peggio.
Perché vieni consumato lentamente. Dall’interno.
Il mio inferno si chiama 1Q84.
Dovrei rileggerlo ad alta voce, ma sono paralizzata dalla paura.
Un’angoscia simile e difforme a quella che ho provato leggendo La strada.
Quel sentimento che precede lo smarrimento e l’impotenza che – sono certa – tutti provano almeno una volta nella vita.
Quell’attimo in cui – immerso in una notte stella o schiaffeggiato dall’oceano – ti è chiaro: non sei nulla.
1Q84 è un cortocirtuito nel mio cervello. La ricerca disperata, e inutile, di un senso.
Il trascinarsi avanti rimuginando. Quasi ruminando le smagliature del mondo.
L’allargarsi delle maglie della realtà. L’inizio del Caos.
In questo momento ho pochissime certezze. Ne ho due.
1Q84 è un capolavoro mitopoietico e Murakami è crudele.
Haruki Murakami, 1Q84, Einaudi (20€).
