Avete presente la vegetazione di Jurassic Park?
Quel verde lussureggiante e così brillante da sembrare di plastica?
Immaginate una casetta immersa in quel verde irreale.
Una casetta con una veranda. E appesa lì un’amaca color corda.
E dentro l’amaca un lettore sdraiato. Con un libro in mano.
Il cielo è azzurro neon.
Il vento muove le foglie immense di quelle piante preistoriche.
L’aria è glaciale. Servirebbe un maglione.
Ma il lettore non si alzerà a prenderlo. Perché non si rende conto di sentir freddo.
Il lettore è altrove.
Il lettore è un macchina cinematografica che segue Nimbo.
In soggettiva.
Quel lettore ha provato una sensazione simile al cinema.
Davano Baarìa. Era rimasto così incantanto, l’aveva guardato così intensamente da avere gli occhi secchi.
L’aveva osservato quel film. Aveva scrutato così a fondo tutti i suoi particolare da non riuscire a capirlo.
Era incapace di raccontarlo. Incapace di parlarne.
Incapace di esprimere un’opionione articolata. Qualcosa che andasse al là di “è un bel film”.
Ecco, Il tempo materiale è così. Ti lascia instupidito.
Giorgio Vasta, Il tempo materiale, minimum fax (13 €).