L’afa opprimente mi ha ricordato che volevo scrivere qualcosa di questo libro.
Ma l’afa opprimente mi impedisce di pensare. Di mettere a fuoco i miei pensieri.
Come se fossero d’asfalto e tremassero per il caldo.
Non riesco a mettere a fuoco neppure la storia de L’amore molesto.
Il rapporto tra Amalia e Delia è incomprensibile.
Incomprensibile e inquietante.
All’inizio il loro rapporto sembra normale. Come il libro.
All’inizio c’è solo una figlia che elabora il lutto della madre.
Morta di una morte misteriosa, ma tutto sembra spiegabile. Ordinario.
Poi, lentamente, tutto cambia.
Il caldo. Le strade di Napoli. Il dialetto. L’ascensore. La funicolare.
Il passato e il rimosso.
Tutto si rovescia, ma non in modo speculare. Tutto trova un ordine. Che è incomprensibile.
Alla fine chiudi il libro con la certezza che hai capito tutto lo spiegabile, ma ti sfugge ancora l’essenziale.
Qualcosa di fondamentale importanza che – forse – è ineffabile per natura. E ti inquieta.
Elena Ferrante, L’amore molesto, E/O (€ 15).