Alfred L’Ambert mi ricorda qualcuno, ma non so chi. O meglio non posso dirlo. E non perché tema ripercussioni sulla mia vita, vendette o chissà cosa, non sono tanto egocentrica, ma perché sono educata nel provincialismo piccolo borghese che mi impedisce di mangiarmi le unghie e parlare male delle persone che ho conosciuto.
La razza degli Alfred L’Ambert è ben numerosa e tutti ne hanno conosciuto almeno uno. Si tratta di giovani facoltosi, arroganti, spocchiosi. Profondamente ignoranti. Pieni di fascino su tutte le donne che non sono state vaccinate a tempo debito contro questi “impossibile-resistermi”.
“Il naso di un notaio” racconta la tragica storia del nostro Alfred L’Ambert. Il suo destino è terribile, totalmente dovuto al suo essere, ma orribile. Se mi lasciassi prendere dalle antipatie personali e se non fossi di compassione facile direi che è un destino meritato, ma dato che sono una critica imparziale e oggettiva non lo dirò e sottolineerò invece la maniera irresistibile con cui viene narrata tutta la vicenda.
Prima di tutto la trama. L’Ambert è un trentaduenne che esercita la professione di notaio per “diritto di nascita”, donnaiolo felice fino a quando perde il naso in un duello a causa di una velina ante litteram.
Per essere precisi lo perde ben due volte: prima per via del colpo di sciabola e poi per colpa di un gatto che scappa con il suo naso. Il bel giovane viene riportato al suo palazzo che senza naso e senza prospettive si dispera. Come potrà piacere ancora alle donne senza un profilo?
Entra a questo punto in scena un medico che gli presenta una possibile soluzione. Troviamo quindi il nostro Alfred attaccato con il naso al braccio di un servo, costretto a sopportare lo sconosciuto e maleodorante gemello siamese.
Le sofferenze lo ripagano perché dopo un lungo tempo ha di nuovo un naso ce la sua vita sociale tra teatro e donne. Ma il destino si accanisce contro il suo naso e… lo perde una terza volta.
Autore di questa spassosa storia è il tuttologo Edmond François Valentin About (1828) che “mette in scena una sorta di teatro dell’assurdo per raccontare la normalità della fervida fantasia di fronte alle stravaganti e sconosciute stranezze della Storia”. Già perché si tratta della storia romanzata della rinoplastica. Quello che L’Ambert decide di seguire è il cosiddetto metodo italiano descritto già nel Cinquecento dal medico Leonardo Fioravanti.
Sono due le ragioni per cercare questo libro: la genialità narrativa di About e la postfazione del Rizzardini che ripercorre la storia della rinoplastica tra antichità e Rinascimento,
Edmond François Valentin About, Il naso di un notaio, Lupetti (9 €).