Non ho mai avuto un buon rapporto con la musica. Sono una persona “amusicale”. Incapace di canticchiare La canzone del sole senza suscitare risa o sdegno.
È imbarazzante. Me ne rendo conto. Vorrei dire che è stata colpa della danza classica: ero così concentrata sui movimenti giusti da fare che non ascoltavo la musica. Sentivo solo la mia voce ripetere a mente, una infinità di volte, i numeri da uno a otto.
In realtà la mia ignoranza in campo musicale è causata dal mio scarso interesse per la musica d’oggi. Il mio microcosmo di conoscenza musicale iniziava e finiva con De André.
Questo però non mi ha mai impedito di apprezzare la storia della musica che si intreccia sempre a vicende personali e Storia. Da poco ho avuto l’occasione di scoprire un mondo che conoscevo solo attraverso retrogradi stereotipi.
Lo swing del camaleonte, scritto dal giornalista Frank Tenaille, ripercorre la storia della musica africana dal 1950 a oggi. E’ stato pubblicato per la prima volta in Francia nel 2000. A otto anni di distanza arriva l’edizione italiana (Epoché), arricchita con una postfazione di Claudio Agostoni che aggiorna il saggio di Tenaille fino ai nostri giorni.
Il risultato è una piccola enciclopedia della musica africana che lascia trapelare, tra le righe, l’atmosfera che l’Africa viveva in quegli anni. Una parte interessantissima del volume è costituita dalle appendici, vero strumento per comprendere e approfondire.
Oltre al glossario degli strumenti e alla lista dei generi musicali africani, sono state inserite una bibliografia essenziale (libri, riviste, film e radio) e una discografia selettiva che guidano il lettore alla conquista del territorio semi-sconosciuto della musica africana.
Non consiglio di leggere questo saggio tutto in un fiato. Consultatelo in quando in quando. Leggetene pochi capitoli alla volta cercando di ascoltare subito dopo la musica di cui avete appena letto.
Frank Tenaille, Lo swing del camaleonte, Epoché (16,50 €).