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	<title>Commenti a: La solitudine dei numeri primi</title>
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	<description>recensioni, interviste, commenti, deliri: tutto tra il frigo e l&#039;armadio</description>
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		<title>Di: anna</title>
		<link>http://ovunquelibri.com/2008/08/12/la-solitudine-dei-numeri-primi/#comment-108</link>
		<dc:creator><![CDATA[anna]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Jan 2011 19:27:24 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Daniele, il tuo commento mi ricorda gli oroscopi di Rob Brezsny!
Grazie, un bellissimo regalo di Natale.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Daniele, il tuo commento mi ricorda gli oroscopi di Rob Brezsny!<br />
Grazie, un bellissimo regalo di Natale.</p>
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		<title>Di: daniele</title>
		<link>http://ovunquelibri.com/2008/08/12/la-solitudine-dei-numeri-primi/#comment-104</link>
		<dc:creator><![CDATA[daniele]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Dec 2010 15:07:41 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nello spettacolo History boys, un personaggio sostiene che la letteratura tratta solo di perdenti e di momenti di infelicità. Questo è sicuramente vero a proposito del libro di Giordano, dove due singolarissime figure – cattive, a loro modo – regnano sovrane. E proprio qui sta la forza del libro, a mio parere, nella sgradevolezza delle situazioni e dei personaggi. 
Almeno nella prima metà del testo, quella dedicata all’infanzia-adolescenza di Mattia e Alice, al rimorso che attanaglia per tutta una vita, all’autolesionismo sotto forma di ferite autoinflitte e di anoressia. La prima parte è decisamente quella che sembra più sincera. 
Cosa viene dopo? Quasi nulla, se non le due stesse esistenze che si trascinano inerti per le loro strade. Forse coerentemente con l’idea che i personaggi rimangano destinati a sfiorarsi senza toccarsi mai. E forse coerentemente con una realtà in cui, a differenza della letteratura, la scelta meno soppesata ci trascina con un’autorità che non le avevamo attribuito, e senza esserne consapevoli. Sta di fatto che i due eroi sembrano perdere sempre più consistenza, come fogli di carta velina che planano.

Ho letto il libro solo dopo aver vinto una resistenza di ben due anni (difficile dare credibilità a un esordiente della mia età che vince lo Strega). 
È vero, è un testo senza sbavature. Forse eccessivamente privo di sbavature. Troppo leggibile nelle sue 304 pagine, troppo scorrevole. Tanto sobrio da passare quasi inosservato mentre lo si legge. Mi viene da pensare che il manoscritto sia stato rivisto da dieci diverse mani, che alla fine si tratti solo di un testo con un buon potenziale, confezionato nel migliore dei modi (a eccezione della copertina…). Domanda oziosa, ma che sorge spontanea: Giordano ha stile? O ha solo avuto una bella trovata?
Giuro comunque di averlo letto cercando di rimanere quanto più possibile scevro da pregiudizi. 
È un buon libro sicuramente, ma sarà il tempo a decidere quanto resterà dentro di me.]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Nello spettacolo History boys, un personaggio sostiene che la letteratura tratta solo di perdenti e di momenti di infelicità. Questo è sicuramente vero a proposito del libro di Giordano, dove due singolarissime figure – cattive, a loro modo – regnano sovrane. E proprio qui sta la forza del libro, a mio parere, nella sgradevolezza delle situazioni e dei personaggi.<br />
Almeno nella prima metà del testo, quella dedicata all’infanzia-adolescenza di Mattia e Alice, al rimorso che attanaglia per tutta una vita, all’autolesionismo sotto forma di ferite autoinflitte e di anoressia. La prima parte è decisamente quella che sembra più sincera.<br />
Cosa viene dopo? Quasi nulla, se non le due stesse esistenze che si trascinano inerti per le loro strade. Forse coerentemente con l’idea che i personaggi rimangano destinati a sfiorarsi senza toccarsi mai. E forse coerentemente con una realtà in cui, a differenza della letteratura, la scelta meno soppesata ci trascina con un’autorità che non le avevamo attribuito, e senza esserne consapevoli. Sta di fatto che i due eroi sembrano perdere sempre più consistenza, come fogli di carta velina che planano.</p>
<p>Ho letto il libro solo dopo aver vinto una resistenza di ben due anni (difficile dare credibilità a un esordiente della mia età che vince lo Strega).<br />
È vero, è un testo senza sbavature. Forse eccessivamente privo di sbavature. Troppo leggibile nelle sue 304 pagine, troppo scorrevole. Tanto sobrio da passare quasi inosservato mentre lo si legge. Mi viene da pensare che il manoscritto sia stato rivisto da dieci diverse mani, che alla fine si tratti solo di un testo con un buon potenziale, confezionato nel migliore dei modi (a eccezione della copertina…). Domanda oziosa, ma che sorge spontanea: Giordano ha stile? O ha solo avuto una bella trovata?<br />
Giuro comunque di averlo letto cercando di rimanere quanto più possibile scevro da pregiudizi.<br />
È un buon libro sicuramente, ma sarà il tempo a decidere quanto resterà dentro di me.</p>
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		<title>Di: Andrea</title>
		<link>http://ovunquelibri.com/2008/08/12/la-solitudine-dei-numeri-primi/#comment-9</link>
		<dc:creator><![CDATA[Andrea]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Sep 2008 18:15:08 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[anch&#039;io finora mi sono tenuto alla larga da questo libro, ma un po&#039; di curiosità c&#039;è.. prima o poi lo leggerò!]]></description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>anch&#8217;io finora mi sono tenuto alla larga da questo libro, ma un po&#8217; di curiosità c&#8217;è.. prima o poi lo leggerò!</p>
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