Su di me il racconto di Chiara Palazzolo ha avuto un effetto molto particolare. E’ stato terribilmente inquietante immedesimarmi con Plastic e scoprire che non ero altro che una Doll. Un automa che per qualche ragione aveva consapevolezza di sé e che poteva essere cancellata con la leggera pressione di un tasto da una certa Barbara (ovvero una straniera che balbetta) che forse non è altro che una Plastic Doll che crede di essere una sopravvissuta umana. Una Plastic Doll che potrebbe essere a sua volta cancellata da un’altra Plastic Doll che indossa un impermeabile nero, “Plasty l’inumana”.
Il racconto di Chiara Palazzolo mi ha mandato in cortocircuito. Mi sono sentita come un criceto che continua a correre in quella maledettissima ruota di plastica. Forse è lo stesso orribile brivido che sentito Descartes nel momento in cui ha dubitato di esistere. Beato lui che si è convito di aver trovato una soluzione.
In Plastic ci sono tutti i temi, i problemi di cui dibattono i “filosofi della mente”. La memoria, l’emergere dell’autocoscienza, il sé e l’altro, i sensi che inganno, la base traballante su cui si poggiano le nostre conoscenze empiriche e la conoscenza che abbiamo di noi stessi. Ci sono altri temi: il progresso scientifico che si rivolta contro di noi, che prende una direzione non immaginata. La follia. Un’intera specie, causa della propria estinzione. C’è il monito riguardante le armi atomiche. La denuncia di micro-guerre che sostituiscono/sostituiranno la mitologica “terza guerra mondiale”. L’illusione che colonizzando Marte il genere umano potrebbe salvarsi.
E non solo c’è tutto l’orrore di scoprire un mondo senza dio e senza senso. C’è la conseguenza possibile di un mondo che stiamo costruendo. Di un possibile mondo che sta diventando sempre più probabile. Questo racconto è un borbottio. Chiaro. Impossibile da ignorare. A meno che non si cada nell’errore (banale) di credere che tutta la narrativa sia intrattenimento.
Il racconto è strutturato nel migliore dei modi possibili. Non c’è nulla di superfluo, di non necessario: il salvaschermo, i maledetti avvoltoi della Sa.va.te. Inc., Paola che chiama la Plasty di Barbara “zia Plasty”, il bagliore del televisore e quello dello schermo del pc… Hai costruito un racconto con pochi elementi che ritornano circolarmente in molteplici forme contingentemente diverse. Un piccolo mondo che potrebbe inquietantemente perpetuarsi all’infinito…
Sandrone Danzieri (a cura di), I confini della realtà, Mondadori (16 €).
Adoro lo stile di Chiara Palazzolo. Acquisterò al volo questa antologia !
Se ti piace lo stile di Palazzolo dai un occhio anche a “Esbat” di Manni…