Ecco, è successo di nuovo. Voglio imparare un’altra lingua straniera. Perché voglio leggerlo così come l’ha scritto João Ubaldo Ribeiro.
Perché già nella traduzione italiana Sergente Getúlio è un romanzo stupendo.
Perché le parole giocano un ruolo fondamentale nel libro.
Perché voglio godermi il suono di ogni parola. Le sfumature semantiche.
Perché la voce narrante è di un brasiliano. Del sergente Getúlio Santos Bezerra.
“[...] e uno come me non è ancora nato. Io sono Getúlio Santos Bezerra, il mio nome è una poesia e mio nonno era tremendo, tutti quelli della mia razza erano tremendi e mia madre si chiamava Justa ed era molto tremenda e in questo sertão nessuno è più tremendo di me, in tutto e per tutto sono il migliore. Ci puoi giurare. Getúlio Santos Bezerra è il mio nome, e se chiunque per ammazzare un montone gli dà una mazzata in testa io gli do un pugno e ammazzo il montone o quel che c’è da ammazzare.” (p.80-81).
Il romanzo è il lungo monologo delirante del sergente. Un unico flusso di pensiero che dura quanto il viaggio da Paulo Afonso a Barra de Coqueiros. Dall’interno del paese alla costa. Per scortare un prigioniero politico.
Il sergente Getúlio è un militare. Esegue gli ordini. Anche quando non sono ufficiali. Vive in un mondo violento. Sa che non morirà di vecchiaia. Ha visto morire. Ha visto i dettagli della morte.
“Le labbra gli diventano viola, cerca di mettersi seduto, si sfrega contro tutto e sbava, si rigira su un fianco, guarda fisso la gente, boccheggia, si fa pena da solo, allunga le braccia, si mette a tremare tutto e fa la faccia del terrore, e poi si contorce e fa strani rumori, sbuffa, se la fa sotto, grida, pensa a quello che non ha mai fatto e implora Dio nell’alto dei cieli, e dà calci nell’aria, e alla fine [...] dà uno strattone e se ne va per la sua strada, che tanto quel giorno arriva per noi tutti. Ognuno ha la sua ora e quella gli tocca.” (p.23).
Ma il sergente Getúlio è anche un uomo. Un uomo che è stato un bambino. E d’improvviso la memoria ritorna all’infanzia.
“A volte ce n’era proprio molto di tempo, come quando prometteva pioggia ma non pioveva sui tendoni della fiera. Diventava tutto scuro e i buoi in terracotta se ne stavano lì impilati. Perché a guardarli al sole, i buoi si muovevano, in quelle file così tanto lunghe lunghe che alla fine si univano. [...] Solo che sotto il sole tutto brillava e lampeggiava e si muoveva, e i bambini stavano lì a guardare, a pensare alle mandrie e prendere i buoi al laccio. Quando pioveva niente.” (p.30).
Il Sergente Getúlio è un personaggio da conoscere. Un libro da leggere.
João Ubaldo Ribeiro, Sergente Getúlio, Cavallo di ferro (14 €).