Le vedi ovunque. Mentre scendono gli scalini della metropolita. Mentre attraversano la strada. Mentre picchiettano il marciapiede con passi veloci e piccoli.
“Ritte e secche [...] la testa alta, la faccia immobile, tranne un ritmico vibrar delle gote”.
Lo sguardo fisso. Vuoto. O forse rivolto a un altrove troppo lontano. E le gote vibranti. Vibranti e ipnotiche.
Vanno di fretta. Sempre. Anche il sabato. Giorno consacrato allo shopping. Sono le donne di Milano. Non le sciure milanesi. Quelle si sono estinte.
Sono le donne che si muovono in una città che tutti odiano e nessuno lascia. Sono le figlie, le nipoti di quelle donne che Bianciardi ha visto e fermato sulla carta.
Adesso come 44 anni fa.
Era il ’62 l’anno in cui è stato pubblicato il romanzo più famoso di Bianciardi. 5mila copie in una decina di giorni. Un successo clamoroso e inaspettato. Tanto grande che dopo appena due anni Carlo Lizzani ne ha girato la versione cinematografica. Ugo Tognazzi come interprete principale.
Vorrei poter dire che Bianciardi è stato profetico. Perché la vita è agra. Adesso come 44 anni fa. Perché la Milano di cui parla è la Milano che io vedo. Ma non esiste nessuna “profezia di Bianciardi”. Esiste solo il resoconto del suo sguardo attento e analitico.
La vita è agra. E non solo nella capitale italiana del sogno americano.
Lo è in qualunque luogo. Per chi si scontra con la quotidiana, banale realtà. Per chi ogni mese riesce a compiere il piccolo miracolo di “farcela”. Tra rate da pagare e bollette bimestrali. Per chi vive nell’universo dei precari. Per chi i conti li ripassa a mente, più e più volte al mese, per essere certi di non essersi sbagliati.
Per chi invece si lamenta senza averne motivo. Per chi da abitante dell’iperuranio si è scontrato da poco con certa pericolosa fauna che prospera nel mondo del lavoro. Per chi pensa di aver già inghiottito tutta l’amarezza della vita. Per tutti “La vita agra” è una buona terapia. Un buon farmaco.
Aiuta a combattere l’autocommiserazione. A liberarsi in maniera non violenta dalla rabbia accumulata. Forse anche a rassegnarsi. Sicuramente a rimuovere da davanti agli occhi quello stupido caleidoscopio che incanta con i suoi colori. Incanta e nasconde la realtà.
Luciano Bianciardi, La vita agra, Bompiani (8 €).
direi che sei un genio.
e che.. ma come ti vengono? :) la capitale italiana del sogno americano, lei è un genio. ed è mia amica!
Uff.. Se dici che sono una tua amica nessuno ti prenderà sul serio. La prossima volta fingi di essere una mia acerrima nemica, un mio ex, un critico, uno scrittore… :D
Un capolavoro, per quel che mi riguarda.
Vivo a Milano, e quel che dici è vero: la città che c’è dentro “La vita agra” è incredibilmente simile a quella che si vede oggi guardando fuori dal finestrino del tram.
E anche i tram, in effetti, sono gli stessi.
Io cerco sempre di prendere il 29/20, il 23 e il 2! :D