Holden direbbe che è schifa. Schifa la maniera in cui quei palloni gonfiati parlano di tutta questa roba. Palloni gonfiati con cui non si può parlare.
La mia grande fortuna è che tutti i palloni gonfiati che millantavano di amare alla follia questo libro in realtà non l’avevano letto.
O l’hanno letto e non ci hanno capito nulla.
E non hanno capito nulla neppure quelli che prendono la scrittura di Salinger come modello. Quelli che provano a scrivere come lui.
Forse neppure io ho capito nulla de Il giovane Holden.
Ma almeno mi sono divertita a leggerlo.
Avrei dovuto leggerlo almeno dieci anni fa. E invece l’ho schivato. Avevo altro per la testa. Dieci anni fa io avevo una dipendenza da Kundera.
Leggerlo alla mia veneranda età è stato imbarazzante. Imbarazzante perché spesso mi sento esattamente come lui.
Alla deriva.
In mezzo a una spirale discendente.
Risucchiata in una vita schifa.
Vorrei avere anche io un’amica come Phoebe. Vorrei che Salinger avesse scritto The Catcher in the Rye con Phoebe come protagonista.
Di più.
Credo che Salinger abbia preso una cantonata pazzesca. La storia da raccontare era quella della sorella di Holden. Ha perso un’occasione e scritto un libro che è solo stile.
Può una cosa piacerti e deluderti allo stesso tempo? E piacerti tanto che la delusione è ancora più grande, tanto grande da portarti ad affermare che non ti piace affatto?
Ho finito di leggerlo tre mesi fa e ancora oggi di tanto in tanto mi ritrovo a perdermi nei ricordi de La taverna del Doge Loredan, il primo e per il momento unico libro di Alberto Ongaro che possiedo.
Ho conservato questo libro a lungo. Non che aspettassi il giusto allineamento di pianeti favorevoli per leggerlo, volevo solamente ritardare il più possibile il giorno in cui l’avrei finito.
Se avessi letto Palline di pane qualche mese fa l’avrei definito un romanzo bello e divertente.
Nei libri capita di incontrare dei personaggi di una negatività e cattiveria temibile per i quali non puoi però esimerti dal provare una certa empatia.
Alfred L’Ambert mi ricorda qualcuno, ma non so chi. O meglio non posso dirlo. E non perché tema ripercussioni sulla mia vita, vendette o chissà cosa, non sono tanto egocentrica, ma perché sono educata nel provincialismo piccolo borghese che mi impedisce di mangiarmi le unghie e parlare male delle persone che ho conosciuto.

